La questione del garante nel mutuo sembra semplice solo in apparenza: nella pratica, invece, dipende dal contratto, dalla valutazione della banca e dal livello di rischio che resta sul finanziamento. Qui trovi una risposta chiara su quando il garante può essere liberato, quali condizioni servono davvero, quali sono i passaggi corretti e cosa fare se l’istituto di credito non è disponibile a chiudere la garanzia.
Le cose da sapere prima di chiedere la liberazione del garante
- Non esiste un termine fisso dopo il quale il garante esce automaticamente dal mutuo.
- La liberazione avviene quasi sempre solo con il consenso della banca o con l’estinzione del debito.
- Più il mutuatario dimostra solidità economica, più aumenta la possibilità di ottenere lo svincolo.
- La banca guarda soprattutto reddito, stabilità lavorativa, regolarità dei pagamenti e debito residuo.
- Se il contratto lo consente, si può valutare la sostituzione del garante o una nuova struttura del finanziamento.
- In caso di rifiuto, l’uscita automatica resta solo una: chiudere il mutuo o ridurre il rischio fino a convincere la banca.
La risposta breve non è un numero di anni
La risposta più onesta a dopo quanto si può togliere il garante da un mutuo è questa: non esiste un tempo valido per tutti. Io partirei da qui, perché è il punto che evita molte false aspettative. Il garante non ha una “scadenza” automatica legata agli anni trascorsi, ma resta vincolato finché il contratto lo prevede o finché la banca accetta di liberarlo.
In pratica, il momento giusto può arrivare dopo pochi mesi solo nei casi molto favorevoli, oppure non arrivare mai prima dell’estinzione del mutuo. La differenza la fanno il profilo del mutuatario, il rischio residuo per la banca e il testo della fideiussione. Se il finanziamento è ancora pesante e il reddito del debitore principale è debole, la banca difficilmente rinuncia alla garanzia. Se invece il mutuatario ha una situazione molto più solida rispetto a quando il mutuo è stato acceso, la porta si può aprire.Da qui conviene capire quando la banca valuta davvero possibile la liberazione, perché è quello il vero snodo operativo.
Quando la banca può accettare di liberarlo
La banca non ragiona per principio, ma per rischio. Se il rischio si è ridotto abbastanza, può accettare di togliere il garante. Di solito succede in uno di questi scenari:
| Scenario | Cosa vede la banca | Esito probabile |
|---|---|---|
| Il mutuatario ha un lavoro stabile e reddito più alto | Il pagamento appare sostenibile senza “paracadute” esterno | La richiesta ha più possibilità di essere valutata positivamente |
| Il debito residuo si è molto ridotto | Meno capitale esposto, quindi meno rischio sul restante piano di ammortamento | La banca può essere più disponibile, soprattutto se i pagamenti sono sempre stati regolari |
| Viene proposta una garanzia alternativa | Il rischio non scompare, ma cambia forma | La sostituzione del garante diventa più concreta |
| Il contratto prevede la sostituzione del fideiussore | Esiste già una base contrattuale per la modifica | La procedura è più lineare, anche se resta subordinata all’ok finale della banca |
Un punto pratico che io considero decisivo è il rapporto tra rata e reddito: in molti casi le banche si muovono con più serenità quando la rata non pesa oltre il 30-35% del reddito mensile. Non è una regola universale, ma è un riferimento utile per capire se la posizione del mutuatario è davvero migliorata. Se il mutuo è ancora molto “tirato”, la liberazione resta improbabile. Se invece il quadro è cambiato in modo netto, vale la pena tentare.
Questo però non basta da solo: bisogna capire anche su quale base giuridica si regge la garanzia e quando può venir meno per legge o per effetto del contratto.
Cosa dice il codice civile sulla fideiussione
Qui serve un po’ di precisione, ma senza trasformare il tema in una lezione di diritto. Il garante del mutuo, di norma, firma una fideiussione: è la promessa con cui un soggetto si obbliga personalmente verso la banca a garantire il debito altrui. Non è quindi un ruolo “informale”, ma un vero impegno giuridico.
La norma di partenza è l’articolo 1936 del codice civile. Poi contano altri articoli che aiutano a capire quando la garanzia si può chiudere o quando il garante può essere liberato per fatti specifici. I più rilevanti sono questi:
- Art. 1955 c.c. la fideiussione si estingue se, per fatto del creditore, il garante perde la possibilità di rivalersi sui diritti e sulle garanzie della banca.
- Art. 1956 c.c. il fideiussore per obbligazioni future può essere liberato se la banca continua a concedere credito pur sapendo che la situazione patrimoniale del debitore è peggiorata, senza una speciale autorizzazione.
- Art. 1957 c.c. riguarda la permanenza dell’obbligo dopo la scadenza dell’obbligazione principale e il termine entro cui il creditore deve agire.
La parte importante, però, è un’altra: nessuno di questi articoli crea un recesso automatico del garante solo perché è passato del tempo. Il tempo può contare, ma dentro un quadro preciso e spesso solo se il contratto richiama certe condizioni. Io, in casi come questo, diffido sempre delle semplificazioni tipo “dopo X anni il garante sparisce”: nella vita reale bancaria non funziona così.
Questa distinzione aiuta anche a non confondere il garante con il cointestatario. Il primo garantisce; il secondo è dentro l’obbligazione principale. Sono due ruoli diversi, e cambiano molto le strade disponibili.

Come chiederne la liberazione senza perdere tempo
Se l’obiettivo è togliere il garante da un mutuo già in corso, la strada giusta è una richiesta formale alla banca. Io la imposterei in modo molto ordinato, perché la qualità della documentazione incide parecchio sulla risposta.
- Rileggi il contratto di mutuo e la fideiussione per vedere se è prevista la sostituzione del garante o una clausola di recesso.
- Prepara i documenti aggiornati del mutuatario: buste paga, CU, dichiarazione dei redditi, contratto di lavoro, eventuali altri finanziamenti e piano di ammortamento.
- Se possibile, allega una sintesi chiara del miglioramento economico: reddito più alto, contratto stabile, assenza di ritardi, debito residuo più basso.
- Invia una richiesta scritta, meglio se via PEC o raccomandata, chiedendo la liberazione o la sostituzione della garanzia.
- Se la banca chiede un nuovo garante o un’altra garanzia, valuta se la proposta è sostenibile e coerente con il contratto.
- Fatti dare sempre una risposta scritta, non solo verbale.
Se il contratto lo consente, la sostituzione del garante è spesso la via più concreta. Nella pratica bancaria, però, il nuovo garante deve essere approvato e deve offrire garanzie almeno equivalenti. Le verifiche possono richiedere diverse settimane, e non è raro che si arrivi a tempi più lunghi se la posizione va rivista nel dettaglio.
Quando la richiesta è formulata bene, il nodo successivo diventa quasi sempre uno: quanto costa e quanto è davvero facile che la banca dica sì.
Tempi, costi e ostacoli che contano davvero
Non esiste un tariffario unico per togliere il garante. Questo è importante dirlo subito, perché molti si aspettano un costo standard e non c’è. Se la banca accetta una semplice liberazione, il costo può essere contenuto o limitato agli oneri interni di gestione pratica. Se invece bisogna cambiare la struttura del finanziamento, i costi salgono.
Le situazioni più delicate sono tre:
- Sostituzione del garante, con nuova istruttoria e nuova verifica reddituale.
- Nuovo mutuo per chiudere il precedente e riscrivere le condizioni senza il vecchio garante.
- Estinzione anticipata, che è la soluzione più pulita ma richiede liquidità sufficiente per chiudere il debito residuo.
Se si arriva a un nuovo mutuo, i costi possono includere perizia, eventuale imposta sostitutiva, cancellazione e nuova iscrizione dell’ipoteca, oltre a possibili penali se previste dal vecchio contratto. Qui la banca e il notaio contano molto, perché il caso concreto fa la differenza. La sola sostituzione del garante tende a essere meno costosa di un rifinanziamento completo, ma non è detto che sia più semplice da ottenere.
Gli ostacoli più frequenti, invece, sono sempre gli stessi: reddito del mutuatario ancora insufficiente, pagamenti non perfetti, contratto di lavoro instabile, età avanzata del garante sostitutivo o documentazione incompleta. Se uno di questi elementi resta debole, la banca difficilmente si espone. Ecco perché, quando la risposta è negativa, conviene ragionare subito sulle alternative realistiche.Se la banca dice no, le alternative realistiche restano poche
Quando l’istituto di credito non accetta di liberare il garante, le strade davvero sensate sono poche ma chiare. La prima è rafforzare nel tempo la posizione del mutuatario e ripresentare la richiesta più avanti, quando il rischio residuo sarà più basso. La seconda è proporre una sostituzione con un nuovo garante oppure con una garanzia diversa, se il contratto e la banca lo consentono.
La terza opzione è strutturale: valutare un nuovo finanziamento o una riorganizzazione del mutuo solo se porta un vantaggio concreto e non soltanto la speranza di togliere il garante. Qui bisogna essere razionali, non emotivi. Rifare un mutuo solo per liberare una fideiussione può costare più di quanto renda, soprattutto se il debito residuo è ancora alto. C’è poi un caso particolare che vale la pena conoscere nel 2026: il Fondo Prima Casa di Consap. Oggi prevede una garanzia pubblica del 50% e, per alcune categorie prioritarie, fino all’80% su mutui entro 250.000 euro. È utile soprattutto per nuovi mutui o per chi sta valutando una soluzione senza garante privato, non per cancellare automaticamente una fideiussione già firmata. Però, se stai ristrutturando il problema in prospettiva, è uno strumento da tenere in considerazione.In sintesi, il garante esce facilmente solo quando il rischio per la banca scende davvero o il mutuo si chiude. Se invece il profilo del debitore non è ancora convincente, la banca tenderà a tenersi stretta la garanzia fino all’ultimo.